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Arti visive, performative e danza

Diffusa

Progetto curatoriale di arti performative contemporanee e danza di Giulia Pigliapoco

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DISOBBEDIENZE TEMPORALI

Pause, arresti, ripensamenti.

A cura di Giulia Pigliapoco

 

con Francesco Corsi, Natalia di Cosmo, Jacopo Jenna, Giacomo Lilliù, Domenico Antonio Mancini, Gaetano Palermo e Michele Petrosino, Laura Pante, POEM, Davide Tidoni.

In collaborazione con Michele Anelli-Monti e Margherita Fiorini

Il tema cardine di questa edizione è il Ma e la Contraddizione. Il ma è una congiunzione avversativa e restrittiva, che oppone, eccettua, corregge, spesso impiegata per esprimere la contraddizione rispetto al termine che lo precede. Per questo motivo, il progetto Disobbedienze temporali. Pause, arresti, ripensamenti si propone di interpretare la contraddizione attraverso la lente della nostalgia, intesa come pausa, arresto, ripensamento, mancanza, istanti di rischio, indecisione, una forma di disobbedienza temporale. Sfuggendo ad un desiderio nostalgico di recupero, Rassegna Diffusa vuole invece declinare la nostalgia come trasgressione che mescola, sovrappone e giustappone diversi piani temporali nel tempo presente. La nostalgia si fa strumento per interrogare il passato e il perduto quali pratiche generative d'interpretazione del presente e d'immaginazione di nuovi scenari. Le diverse pratiche artistiche agiscono su uno spazio plasmato dal tempo, il centro operaio di Valle Cascia, sorto attorno a una fornace di mattoni, a dimostrazione di come il passato si ripercuota sul presente ma anche di come il potere immaginativo di una comunità permetta di gettare le basi per futuri possibili. In questo senso, il tempo può essere concepito come relazione, non solo tra diverse temporalità, ma anche soprattutto tra persone comunità e luoghi. Danza, perfomance, arti visive e architettura possono in quest'ottica adottare una strategia per ripensare in un altro modo il tempo e lo spazio con i quali accogliere il presente inarrestabile di cui è costruito il futuro. 

Percorrendo Valle Cascia, la prima delle contraddizioni che emerge nella Rassegna è KT1 - Kavallo di Troia, struttura mobile, bestia fantastica, animale che attraversa la città per differenza. A cura dellə architettə Michele Anelli-Monti e Margherita Fiorini, prende forma il prototipo di un bestiario artificiale. Facendosi macchina militare dall'aspetto ligneo e argentato, il dispositivo assume una duplice postura: attacca e assedia gli spazi della Festa, spostandosi alla conquista, e difende con 

fragilità in una minuta opposizione fallimentare. Il ventre dell'animale si offre come rifugio e nascondiglio a chiunque voglia lasciare momentaneamente il piano fisico e temporale della Festa per ritirarsi in un luogo altro, corruzione della realtà. Al suo interno, gli immaginari sono inesauribili,  è possibile considerare il personale, costruire nel paradossale e muovere nell'isolamento il proprio di più per poi tornare nel mondo.

Supporto alla curatela:

Matilde M. Luzi

Cura della produzione:

Matilde M. Luzi  

Supporto tecnico:

Enrico Bordoni

Scenografie e allestimenti:

Luca Luchetti

Allestimenti:

Matilde M. Luzi, Sofia Domeniconi, Chiara Converti, Sofia Del Zozzo, Antonio Orlando, Benedetta Leso, Letizia Cigoli, Konstantin Wloch

Consulenza strutturale:

Giulio Minuto

Cura dei testi:

Chiara Converti e Sofia Domeniconi 

Illustrazione e cura grafica:

Margherita Fiorini

Stampa:

Grafiche Fioroni

Un ringraziamento speciale a:

Luciano Pigliapoco

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Incolta 

Progetto curatoriale di arti visive e performative contemporanee di Diana Caponi e Giulia Pigliapoco

Incolta nasce con l’obiettivo di osservare e indagare il panorama artistico contemporaneo tentando di dar vita a nuove pratiche di produzione, nuove costellazioni e spazi di discussione. Attraverso una tessitura di linguaggi artistici differenti che inglobano l’arte visiva e performativa, il gesto curatoriale diviene re-immaginato e inteso come un dispositivo, un processo che attiva, traccia e re-iscrive il territorio di Valle Cascia.

Incolta è un processo di ricerca costituito da collaborazioni, uno spazio selvatico apparentemente trascurato, ma pieno di sotterranee e inviste germinazioni che combinate e coltivate, creano un terreno generativo che porta a fioritura opere d’arte, architetture, luoghi, persone, contesti, saperi e discipline differenti. Queste dinamiche hanno lo scopo di fondare nuove comunità istantanee, luoghi del tempo libero, spazi di margine non strutturati e scomodi, territori d’elezione delle diversità che producendo nuove realtà temporanee, trasformano e condizionano l’esperienza della condivisione modificando lo spazio della socialità e dello stare.

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Aderenze

Pratiche di avvicinamento

A cura di Diana Caponi e Giulia Pigliapoco

con Gaetano Palermo e Michele Petrosino, Gloria Dorliguzzo, Esther Fantuzzi, Margherita Morgantin, Impero della Luce, Marzia Migliora, Daniele Pilla

In collaborazione con Michele Anelli-Monti e Margherita Fiorini

con il contributo di Francesca Alfano Miglietti

La VI edizione de “I fumi della fornace” ha come tema portante la Conversione. Il progetto curatoriale Aderenze: pratiche di avvicinamento tenta di abbracciare il tema in maniera ampia e trasversale, dando la possibilità a pratiche e linguaggi artistici differenti di interrogarlo da più punti di vista. Per conversione intendiamo un passaggio, una trasformazione e un mutamento di qualcosa che può essere visibile o invisibile. La conversione è concepita come una turbolenza di atti continui, come giustapposizione di relazioni, di prossimità, di campi di forze e di conflitti. I corpi, umani e non, sono corpi politici, sociali e culturali, esseri fatti di incastri che co-dipendono nello spazio, nel luogo e nel tempo. È necessario, per ragionare sul tema della conversione, avvicinarsi all’idea che tutto sia compenetrazione del tutto, che naturale e artificiale abbiano uguale legittimità d’esistenza e che facciamo parte di un dispositivo complesso e organizzato in cui il  mutamento è divenuto il risultato di un processo culturale. I corpi si modellano, si costruiscono e si disfano. Il reale si inserisce nei corpi ricostruiti, manipolati, alterati. Il tempo e lo spazio, l’atmosfera, le plastiche, le pietre, le piante, l’elettricità, diventano il punto di partenza per ripensare a un mondo che si fondi sulla contaminazione.

 

Il secondo movimento Atti fondamentali, parte da Valle Cascia - periferico vuoto significante che chiede la propria venuta al mondo - per tentarne l’occupazione. Qui è possibile rifondarsi simili a se stessi, in un’opera di cinque atti: alfabeto, fondazione, liturgia, erotismo e tanatosi. Ancestrale, la calce torna distillata dal latte dei sogni a prestarsi come inchiostro con cui riscriversi: una città effimera a una nuova chiesa.  Per farlo, bisogna allenare il corpo e le nostre strutture percettive per poter considerare in maniera equivalente corpi, spazi, architetture, paesaggi e luoghi. Considerarci come agenti che generano e mutano anche silenziosamente il circostante, lasciando che le nostre vibrazioni negozino con le vibrazioni della materia intorno a noi.

La conversione è un evento.

Scenografie e allestimenti:

Luca Luchetti, Matilde Luzi, Chiara Converti, Irene Falsone, Sofia del Zozzo, Sofia Domeniconi

Supporto tecnico:

Enrico Bordoni

Stampa:

Grafiche Fioroni

Si ringrazia:

Francesca Alfano Miglietta

Produzione:

Congerie 

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DINTORNI

Teorie e pratiche per corpi sonori

A cura di Diana Caponi e Giulia Pigliapoco

in dialogo con Edoardo Lazzari

con Cesare Pietroiusti, Elena Rivoltini, Gaetano Palermo/Michele Petrosino, Matteo Lucca, Paolo Migliazza, Parini Secondo, Kratu (Serena Dibiase), Gianmaria Borzillo

con il contributo di Malvina Borgherini

“La voce proviene dal ribollìo vitale del sangue, nel quale risiede il movimento vitale del corpo”. - Corrado Bologna, Flatus vocis

Cosa significa mostrarsi in voce? Si può sfuggire ad una voce che è essa stessa corpo, materia, vibrazione ed evento? Come ci si inchina, come si desidera attraverso essa, attraverso la violenza che crea?

Il progetto curatoriale DINTORNI. Teorie e pratiche per corpi sonori parte da questi interrogativi per indagare la voce e l’alterità nelle sue più ampie sfumature. La voce, essa stessa linguaggio, produce spazi acustici esperiti come spazi liminali, come spazi di continui mutamenti, passaggi e metamorfosi. Il corpo diviene così cassa di risonanza che vibra nell’emissione e nell’ascolto della voce, diviene la medesima abitazione dell’essere, il suo eco crea e inventa mondi, atmosfere, spazi e sensazioni.

Il progetto curatoriale si snoda attraverso molteplici riflessioni che indagano, tra le altre, la presenza del corpo individuale e collettivo nello spazio, il rapporto tra voce e relazionalità, l’espressione soggettiva tra il visibile e l’invisibile. Con una programmazione multidisciplinare comprensiva di otto ospiti, il progetto si propone come un incontro polifonico di voci, passaggio di organismi in mutamento, invito ad esplorare la materia propria e altrui in un rinnovato spazio terreno.

Architettura:

Lorenzo Malloni

Assistente alla curatela e ufficio stampa:

Stella Liantonio

Allestimenti:

Matilde Luzi, Anita Lombardi, Ksenia Gazzoli, Eleonora Fanini

Supporto tecnico:

Enrico Bordoni, Simone Doria

Stampa:

Grafiche Fioroni

Immagine in manifesto tratta dall’opera:

Go vertical Y di Simone Doria

Disegni tratti da:

Disegni tecnici di Lorenzo Malloni

Un ringraziamento speciale:
Luciano Pigliapoco, Primo Caponi

Produzione:

Congerie

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DIMORA SUL LIMITE

Passaggi per organismi diffusi

a cura di Diana Caponi e Giulia Pigliapoco

con Roberto Paci Dalò, Cristina Rizzo/Lucia Amara, Gaetano Palermo, Mauro Campagnaro, Lorenzo Malloni

"Nomade o marinaio, sempre, tra lo straniero e lo straniero, vi è - mare o deserto - uno spazio delimitato dalla vertigine alla quale entrambi soccombono." - Edmond Jabès, Viaggio nel viaggio

Per ripensare l’abitare.

Si può contenere il deserto? Come si disabita? Come si è nomadi in uno spazio limitato, circoscritto? Come rimanere fermi in uno spazio in movimento? Come si è nomadi se il viaggio è immobile, inatteso, sotterraneo, impercettibile?
Esiste un luogo in cui spazio, durata, atmosfere, percezioni e corpi stanno sullo stesso piano?


Questi sono solo alcuni interrogativi che fanno da traccia al progetto, la cui ricerca si delinea su tre macroaree tematiche: legami che si innescano tra individui e il territorio, relazione tra corpi e organismi sotterranei, architetture dei corpi e dello spazio. Cinque mostre, all’interno di strutture provvisorie, gazebi performativi, recinti, cantieri aperti che ri-pensano e ri-plasmano il territorio di Valle Cascia creando una serie di costellazioni germinali nelle quali installazioni sonore, performance, video art, oggetti trovati, manufatti, documenti, sono raccolti per affrontare i temi proposti.

Progettazione delle strutture: 

Lorenzo Malloni in collaborazione con Francesca Caloi, Alice Muda

Gruppo di realizzazione delle strutture:

Francesca Caloi, Francesco Corsi, Elisa Michelini, Alice Muda, Nicola Pittau, Daniele Quintabà

Sound design:

Simone Doria 

Documentazione fotografica: 

Enrico Bordoni, Chiara Bruschini, Gianmaria Pennesi, Serena Scarpacci

Documentazione video: 

Giulio Malloni

Materiale di stampa:

Tipolitografia Grafiche Fioroni 

Un ringraziamento speciale a:

Primo Caponi, Luciano Pigliapoco

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ATLANTE

A cura di Diana Caponi e Giulia Pigliapoco

con Enrico Pantani, Gilberto Carboni, Lorenzo Malloni, Pietro d'Agostino, Fabio Orecchini, Delia Simonetti/Gaia Ginevra Giorgi, Greta Chiaravalle, Lucia Bonomo, Mario Naccarato, Emanuele Resce/Valentina Avanzini.

Scrive Matteo Meschiari: "Ogni alternativa coincide con la fine. Ogni fine è un inizio solo se si ricomincia a narrare".

Una lenta pietrificazione non sta risparmiando nessun aspetto della vita. È come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo ineluttabile della medusa. Ciò che terrorizza maggiormente l’uomo in questo periodo storico è l’attesa di un nuovo secolo che persevera a non arrivare e l’incubo che non ci possano essere altri mondi possibili. L’uomo d’oggi non è più abituato a narrare storie, a immaginare luoghi nei quali esseri diversi interagiscono e dialogano tra loro. Lasciarsi trasportare dalle immagini della mitologia, ripartendo da Atlante e Perseo per ritrovare un’allegoria del rapporto tra il poeta e il mondo, tra l’uomo e il mondo, tra il mondo e il mondo. Lasciarsi depositare nella memoria, meditare su ogni dettaglio e navigare in una nuova narrazione mitologica è ciò a cui si dovrebbe tendere.


Esercitarsi al mito in questo periodo storico significa avere una visione alternativa che abbracci la prospettiva dell’immaginario. Ripensare ad un linguaggio, un sistema di segni che funga da matrice per una nuova partenza, che non sia soluzione ma forma esterna modellabile, che diventi contenitore d’immaginazione altra e che da questa si lasci plasmare. Un viaggio a ritroso dove l’unico scopo sarà quello di trovare il segno originario di una mitologia a venire. Recuperare la responsabilità di Atlante nei confronti del mondo per riscattarsi dalla pietrificazione cui ormai anche l’uomo moderno è soggetto, non più sostenitore del mondo ma dominatore e colpevole di una catastrofe che tarda la sua fine, eliminando la possibilità di rinizio.


Come scrive Gilles Deleuze “All’interno dell’ideale del ricominciare vi è qualche cosa che precede lo stesso inizio, che lo riprende per approfondirlo e farlo indietreggiare nel tempo”. Un linguaggio dell’andare e del ritornare, capace di produrre una traccia che procede verso la cancellazione di essa, riscrivendone al contempo delle altre. L’invito è quello di seminare il viaggio del proprio linguaggio e sottolineare la propria urgenza, o meglio l’urgenza del destino per poter rispondere a questa catastrofe e saper ricreare da essa una nuova origine. Lo scopo è quello di costituire Atlante: mappa e spazio protetto di interconnessioni tra matrici dove l’immaginazione non potrà essere colonizzata.

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Corrispondenze dalla villeggiatura

La rassegna Corrispondenze dalla villeggiatura è dedicata agli artisti spirito-guida dell’impianto filosofico e poetico de "I fumi della fornace". Una rassegna nata come opera di recupero e valorizzazione di eccellenze artistiche che, nel corso della propria esistenza, hanno segnato il territorio marchigiano lasciando tracce e memorie di inestimabile rilevanza, offrendo una visione altra del luogo. Omaggi che non esauriscono il biografico, ma interessati a ciò che lo evade, ai resti e alle corrispondenze inedite che lumeggiano quel che germina all’ombra. Progetti che testimoniano come la restituzione di memorie artistiche passate possa riattivare nel presente occasioni di scambio e crescita culturale che, nello spazio d’incontro creato dal festival, non restano appannaggio di élite intellettuali, ma aperte a tutta la popolazione in un’ottica comunitaria.

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Uscire nella pupilla.
Cose viste scritte parlate di Patrizia Vicinelli

A cura di Andrea Balietti, Gloria Falasco e Roberto Capozucca

A oltre 30 anni dalla morte della poeta, artista, performer e attrice bolognese Patrizia Vicinelli (1943-1991) Il festival ‘I Fumi della Fornace’ ospiterà la seconda mostra interamente dedicata all’opera dell’autrice, dopo l’esposizione avvenuta al Macro di Roma nel 2021-2022. Fin dal suo esordio poetico, poesia e vita si muovono intorno alla sperimentazione e all’underground, alla conquista di un linguaggio autonomo, di una poesia restituita al corpo e alla voce, in controtendenza con la tradizione letteraria e lirica.

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Giuochi moderni e contemporanei.
Opere poetiche di Giovanni Prosperi

A cura di Andrea Balietti, Gloria Falasco e Iwryn Carpineti Prosperi

Durante le quattro giornate della festa è stato possibile visitare la mostra "Giuochi moderni e contemporanei. Opere poetiche di Giovanni Prosperi."

La mostra è curata da Andrea Balietti, Gloria Falasco, Irwyn Carpineti Prosperi, presentata all'interno della rassegna Corrispondenze della Villeggiatura. 

Con la consulenza critica di Anna Carpineti, Ivana Rinaldi e Giorgiomaria Cornelio. 

La rassegna Corrispondenze della Villeggiatura è dedicata agli artisti "spirito guida" dell'impianto filosofico e poetico de "I Fumi della Fornace". Una rassegna nata come opera di recupero e valorizzazione di eccellenze artistiche che, nel corso della propria esistenza, hanno segnato il territorio marchigiano lasciando tracce e memorie di inestimabile rilevanza, offrendo una visione altra del luogo. Omaggi che non esauriscono il biografico, ma interessati a ciò che lo evade, ai resti e alle corrispondenze inedite che lumeggiano quel che germina nell'ombra. Progetti che testimoniano come la restituzione di memorie artistiche possa riattivare nel presente occasioni di scambio e crescita culturale che, nello spazio d'incontro creato dal festival, non restano appannaggio di un élite intellettuali, ma aperte a tutta la popolazione in un'ottica comunitaria. 

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Sul greto dell'arsura.
Franco Ferrara e il deserto della voce

A cura di Valentina Lauducci

E aver raccolto il deserto nel cavo della gola

Aver nutrito col sangue l’indifferenza delle pietre

(…)

Aver scavato parole per alimentare le vene

             e disciolto ogni vena per ricomporla in parola

                             e da labbra umane essere dissolto in suono.

 

Questo intendevo dire.

- Franco Ferrara

Sul greto dell’arsura è un omaggio a Franco Ferrara, figura di uomo e di poeta fra le più straordinarie del nostro Novecento, a dispetto della lunga amnesia che ancora accompagna il suo nome. Autore di versi dalle molte ascendenze, ma unici e personalissimi nell’inflessibile ricerca della dimensione altra del segno, Franco Ferrara ha indagato la «sostanza millenaria» dell’uomo moderno, percorrendone quell’oasi sottile, spirituale e materica, che è il sogno espressivo della parola. Nella forte e viscerale musicalità dei suoi poemi, calati nel diastema «di un irraggiungibile assoluto», i suoni e i riverberi consegnano alle cose una vita che si colloca al di là «del dominio strumentale del linguaggio».

Docente, oltre che poeta, indefesso studioso, esploratore, critico d’arte, fondatore di riviste letterarie, autore televisivo in Rai, a partire dal 1960 la sua silenziosa presenza attraversa tre decenni di storia letteraria italiana, con oltre una ventina di libri pubblicati, tra i quali le memorabili Lettere a Natasha (1986), Imżad (Premio Gozzano nel 1989) e Questo intendevo dire (1990).

Pur essendo nato e vissuto a Roma (1935-2014), dove intrattenne assidue frequentazioni con l’avanguardia artistica degli anni ’70, Franco Ferrara ha trascorso anche parte della propria vita nelle Marche, in aperto dialogo con personalità della scena culturale e letteraria del territorio, nonché per legami affettivi e famigliari.

Nelle sue opere, che da decenni persistono a sottrarsi alla violenza classificatoria, il greto del testo si appella di continuo all’altrove del viaggio e del deserto; non solo quello dell’Africa sahariana, dove pure è stato nel corso delle molte spedizioni che tra gli anni ’80 e ‘90 condusse, sotto l’egida dell’Unesco, alla scoperta delle vie carovaniere utilizzate dai Romani, ma anche quello scavato e innervato «nel corpo delle adunanze», delle reminiscenze fossili, del silenzio che trattiene l’alba di due eternità. Interessato a dire del mondo il suo aspetto mitico, è in vivo rapporto con la voce del silenzio, la voce che risuona dal deserto, terra di fondazione del verbo che irradia, il canto di un amore universale che riveste tutte le cose e le fa rivivere oltre la castrazione della forma.

In mostra le numerose edizioni poetiche, tra cui i curatissimi volumi delle Opere complete Ripostes e il meraviglioso romanzo incompiuto Ritorno all’Indie Meridiane; un assaggio, poi, dei materiali inediti come le corrispondenze private (con figure di spicco del panorama culturale italiano quali Marzio Pieri, Domenico Brancale, Luciano Caruso, Marcello Napoli, Rubina Giorgi, Davide Argnani e molti altri), fotografie, appunti, annosi articoli di giornale testimonianti le sue spedizioni archeologiche, rarissime tracce audiovisive; il tutto, a restituzione del ritratto di un uomo-artista che della voce poetica ha fatto interpellanza «sul possibile del segno», nella serrata esplorazione dell’alchimia della parola.

Una poesia, la sua, che si colloca «oltre il letargo del tempo presente», fino a diventare canto, viaggio nella luce, mattino di un altro mondo.

Si ringrazia, per il reperimento dei materiali e per la loro concessione, Maria Raffaella Mariani, Arturo Morelli, Gianluca Armaroli, Domenico Brancale, Jacopo Gandolfi e Giorgiomaria Cornelio; per la scrittura dei testi Gianluca Armaroli; per l’elaborazione del manifesto Francesca Torelli e Paolo Rinaldi; per il progetto grafico dei materiali in mostra Marianna Casafina; per il progetto di allestimento Erika Gliozheni; per la documentazione fotografica Samuel Cimma, per la stampa le Grafiche Fioroni; infine, l’associazione culturale Nie Wiem e la casa editrice Argolibri.


 

* Le parti tra virgolette nel testo sono tratte dalla curatela del volume Il cielo era già in noi di Franco Ferrara, edito da Argolibri nel 2023.

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Rubina Giorgi.
La scena del possibile

A cura di Valentina Lauducci

Scienza e poesia, filosofia e linguaggi, non hanno in comune un'arte di figurare il possibile?

- Rubina Giorgi

"La Scena del Possibile" raccoglie l’eredità di ciò che trabocca dalla pluriversa e verticale Rubina Giorgi, studiosa che ha dedicato la propria vita alla ricerca di un’idea altra dell’uomo e del mondo, oltre la sistemazione di pensieri già pensati.

Filosofa, poetessa, docente, saggista, scomparsa nel 2019, ha vissuto gli ultimi diciannove anni a Macerata, rappresentando un punto di riferimento per gli artisti del territorio, attratti dall’abissalità del suo orizzonte cosmosimbolico. 

Un omaggio che non esaurisce il biografico, ma si interessa a ciò che lo evade contro un’idea dormiente del mondo, distante dai risvegli della filosofia iniziatica rubiniana, nel segno delle "Corrispondenze dalla villeggiatura": rassegna dedicata ai roveti ardenti (agli artisti spirito-guida, ai maestri) dell’impianto filo-poetico de I fumi della fornace. 

In mostra testimonianze della sua collaborazione con il critico teatrale G. Bartolucci e alcuni dei più importanti gruppi teatrali d’avanguardia della scena italiana (Socìetas, Il Carrozzone/Magazzini Criminali, Teatro Rebis, Sperimentale Teatro A), corrispondenze private inedite e non con figure eminenti del panorama artistico italiano (L. Saffaro, A. Tagliaferri, S. D’Ambrosio, E. Grasso, D. Brancale, F. Ermini, A. Fazzini et al.) e pubblicazioni filosofiche sull' "arte di figurare il possibile" attraverso la potenza del Symbolon: fonte sorgiva in eccedenza, figura fondativa e di scambio. 

Il concetto del possibile contribuisce ad ampliare le possibilità stesse del dispositivo artistico, teatrale e immaginativo de I Fumi della fornace, come un qualcosa che incide, segna il mondo e lo fa nuovo di volta in volta. Una mostra e una festa come luoghi di un apprendimento continuo, per chi viene in visita e per chi vi opera.

Si ringrazia, per il reperimento dei materiali e per la loro concessione, Alessandro Tesauro (Rubina Giorgi Archive), Andrea Fazzini (Teatro Rebis), Allí Caracciolo e Maria Novella Gobbi (Sperimentale Teatro A), Domenico Brancale, Elio Grasso, Giorgiomaria Cornelio; per il manifesto Nicola Tirabasso; per il progetto grafico dei materiali in mostra e per l’allestimento Sara Durgali; infine, per la stampa, le Grafiche Fioroni.

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Bestie e io.
Mostra dedicata a Dolores Prato

A cura di Elena Frontaloni

in collaborazione con Veronica Formiconi

Dolores Prato è stata una delle più felici e feconde scrittrici di forme brevi del Secondo Novecento, come dimostrano le smaglianti schede linguistiche incluse nel postumo libro Le Ore, il racconto edito in vita Scottature, il libro con i suoi Sogni ma anche alcuni meno noti progetti di racconti e di libri d’aforismi e di frammenti narrativi che la stessa autrice definisce tali e che imperiosamente chiede di non leggere come sfogo, diario intimo, mere pezze d’appoggio per altri libri e vanno dunque esclusi da un uso semplicemente documentario, per essere piuttosto inseriti a pieno titolo tra le sue prove migliori (in una lettera ad Alessandro Bonsanti del 1981, a dire il vero poco citata, l’autrice, donando le sue carte, afferma di aver scritto “centinaia, forse migliaia di aforismi” e scritti brevi rimasti inediti).

 

Nei suoi testi, inoltre, a più riprese l’autrice ha affrontato il tema delle piccole bestie, generalmente non viste o non percepite dagli esseri umani e invece da osservare con attenzione, per dare almeno alla letteratura l’opportunità di contestare le strettoie miserevoli di ogni sapere rigidamente precostituito sull’esistente.

 

La mostra Bestie e io poggia su queste due idee e sulla consapevolezza che la scrittura sempre potente e acuminata, sempre vocata alla frantumazione e all’inconclusione di questa autrice sia linfa vitale non solo per i lettori ma anche per artisti in corso. Presenta dunque, oltre alle scritture di Dolores Prato, le opere originali, create per l’occasione, di Nicoletta Calvagna (partiture visive), Francesca Rossi Brunori e Lucamatteo Rossi (opera audiovisiva). Il visitatore è invitato per prima cosa a percorrere l’Isola delle formiche, costruita su una prosa d’ambientazione marina e con doppio finale; di seguito, potrà visitare l’Arcipelago delle piccole bestie, per leggere testi tolti dal più ampio e definito progetto di scrittura per aforismi e frammenti di Dolores Prato, intitolato dall’autrice Io. L’opera audiovisiva Alzare il mondo approfondirà la storia della resistenza nello sguardo e nella scrittura di Dolores Prato quale grande scrittrice d’aforismi in un Novecento, italiano e non solo, poco florido quanto a voci femminili versate in questa forma di scrittura breve. Per finire, sotto un tavolino si potranno pescare due piccoli doni: un passo sul tema delle piccole bestie tratto dalle opere edite di Dolores Prato e un frammento visivo di Nicoletta Calvagna.

LE EGGREGORE

Un ciclo di performance a cura di Giorgiomaria Cornelio e Giulia Pigliapoco

Le eggregore sono adunanze, prototipi di convocazione a luoghi invisti, non di rado per eccessiva esposizione. Sono studi di ribaltamento del peso, “ascensioni verso la caduta”, cacce percettive che innescano nuovi attraversamenti. Chi partecipa alla loro formazione non ha comunanza di identità o di ideale; viene meno alla biografia, al riscatto, al padre eterno; spergiura il nome della causa. 

 

Le eggregore funzionano per incroci e attriti: «una peripezia di cicli, di parabole, di invenzioni, di aperture, di inclinazioni» (Emilio Villa).

IV EGGREGORA

Ripe San Ginesio. Scasamento: «correte polveri, voi che potete».

Congedo dal secolo breve con variazioni su “Ismene” di Ghiannis Ritsos e “Libro delle Lamentazioni”

Orchestrazione dell’andare

Giorgiomaria Cornelio e Giulia Pigliapoco

 

Corpi

Elisa Michelini, Diana Caponi, Valentina Compagnucci, Elena Martusciello Linda Baldantoni, Lara Morresi, Marta Ricci

Fiato

Valentina Lauducci e Lucamatteo Rossi

Controtempo

Francesca Rossi Brunori

Canto

Omero Affede

Suono rotondo

Simone Doria e Lerry B. Bordoni

III EGGREGORA

Alberoni: "Caccia amorosa/Cruising Nostalgia"

Orchestrazione dell’andare

Giorgiomaria Cornelio e Giulia Pigliapoco

 

Corpo

Diana Caponi, Chiara Converti, Francesco Corsi, Sofia Domeniconi, Simone Fiore, Erika Gliozheni, Danilo Maglio, Elena Martusciello, Elisa Michelini, Marta Olivieri, Gaetano Palermo, Nicola Pittau, Kevin Rubino


Voce

Lucamatteo Rossi


Suono

Enrico Bordoni (clarinetto), Simone Doria (clarinetto)

Scritture

Degli Oddi Longaro, Vita del B. Francesco di Girolamo sacerdote professo della Compagnia di Gesù; Navigatio Sancti Brendani; Paul Shepard, Natura e follia; Bernandino da Siena, Prediche

Documentazione

Marco Lombardini, Raffaella Menchetti, Mariangela Sisinni


Partiture visive

Giulia Pigliapoco

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