ISOLE

20 - 21 - 22  AGOSTO 2021

A cura di Diana Caponi, Giulia Pigliapoco, Veronica Formiconi

La mappa di Valle Cascia ha narrato la semina di nuove reti e connessioni grazie al dialogo tra i vari artisti invitati. Le mostre della terza edizione seguono un percorso tematico nomade, dunque “Isole” per un arcipelago itinerante. La prima novità è la collaborazione con l’architetto Lorenzo Malloni: Rudimento Primo, struttura temporanea e assemblabile da lui progettata, che faceva da ingresso alla festa, è stata realizzata grazie all’aiuto della comunità che ha partecipato attivamente alla sua costruzione attraverso laboratori e workshop. L’architettura è stata integrata dal progetto Reattiva di Pietro D’Agostino, con l’intento di registrare attraverso la luce e la sensibilità della cartafoto, l’immateriale e il segno intangibile dei transiti e dello spazio circostante: “In Reattiva non vi è uno scopo preciso, se non quello di evocare la natura e l’efficacia dell’archetipo: la capacità di indicare dei passaggi, delle rivelazioni tramite la luce e l'ombra”. Un’altra isola è quella dei Libri d’artista esposti presso i Palazzi di Valle Cascia, in cui sono stati presenti i lavori di Enrico Pantani e di Gilberto Carboni, a conferma della necessità di un rapporto primario con la materia: carta, incisione, illustrazione sono sin dalla prima edizione elementi fondamentali per I fumi della fornace. In continuità con il percorso delle precedenti edizioni, all’interno del Circolo Cassia Orestina, ribattezzato Casetta ecologica, sono state riproposte le Corrispondenze dalla Villeggiatura: un’occasione per porre l’attenzione su poeti, scrittori o artisti marchigiani che hanno contribuito a creare una visione microscopica, altra, del loro territorio d’origine. Grazie alla collaborazione con Elena Frontaloni, è stata promossa la riscoperta dell’autrice Dolores Prato, originaria di Treia, tramite appunti, partiture visive di Nicoletta Calvagna, letture di Francesca Rossi Brunori e un video montato da Lucamatteo Rossi che approfondiscono il tema “dimenticato” dell’incontro con le piccole bestie. L’intervento di Gaia Ginevra Giorgi e Delia Simonetti ha contribuito alla ricostituzione di un luogo molto importante, centrale per la festa: la sagrestia della Chiesa viene rimodulata con un’installazione video e proiezioni, raccontando attraverso una drammaturgia della memoria, l’instabilità e le frammentarietà che la contraddistingue giocando con montaggio, voci e ricordi per una pratica di riscrittura dello spazio e del tempo. Infine, Alcesti di Fabio Orecchini, che con i suoi materiali inaugura il gesto performativo nei dispostivi delle mostre per i Fumi della fornace, svelando e disvelando entità, corpi, gesti e promesse.

Enrico Pantani, Antieditoriali (Libri in copia unica)

Idee, appunti, tracce su taccuini, quaderni confusionari, fogliettini volanti. Enrico Pantani sembra non preferire alcuna tecnica. Troviamo opere ad acquarello o a olio, spesso opere stampate al torchio, monotipi o puntesecche. Ricorre alla serigrafia se il lavoro è seriale e in alcuni casi costruisce sculture in legno o carta. Nell’ultimo decennio si è messo a costruire libri in copia unica o a tiratura limitata realizzati con i materiali più disparati.

Gilberto Carboni, Anni di carta

La mostra metteva a disposizione le varie edizioni prodotte in circa trent’anni di attività. Insegnante alla scuola media di Pedaso, Gilberto Carboni ha fatto in modo che il vivere quotidiano entrasse nell’attività didattica e che la scuola accompagnasse i ragazzi nel loro vissuto. Oltre le necessarie lezioni che trasmettono sapere, Gilberto ha accarezzato l’idea di poter con i suoi allievi produrre cultura. Foglietti di carta fatti a mano con le più disparate fibre raccolte sulle nostre colline; libretti stampati a scuola con lastrine di zinco e caratteri di piombo. Il gruppo di allievi denominato I Ragazzi del Mare facevano rientri volontari anche nei pomeriggi festivi, d’estate. Collaborazione con artisti e poeti quali Tonino Guerra, Mario Luzi, Arnoldo Ciarrocchi e Giuseppe Zigaina.

Fabio Orecchini, Alcesti

Alcesti è nell’esodo, è dislocazione, diapora, sposizionamento: resiste alla sua continua sparizione, ai tentativi reiterati di ri-velarla.
Simbionte, pretende un corpo; accoglie senza sosta regni, stadi, mondi.
Sporadica. Ologrammatica. Polimerica. Nel suo interregno si dissemina.

Lorenzo Malloni, Rudimento primo - Pietro D'Agostino, Installazione Reattiva

Rudimento Primo: Piccolo padiglione a cupola, temporaneo, assemblabile, modulare. Tentativo di semplificazione tecnologica importante. Dichiara un'urgenza di leggerezza, di minimizzazione all'indispensabile dei materiali. Un Invito a pensare un futuro non per forza urbano, ma nomade, nelle terre

marginali, fuori dalle griglie sociali e ricco di avanguardie. Il costruire diventa assemblare, comporre con un alfabeto ridotto di elementi, comporre in termini sinfonici. Una sinfonia di elementi quasi tutti uguali tra loro, eseguiti da un'orchestra di dilettanti.

Reattiva: Reattiva è un tentativo nei possibili rapporti tra architettura e dispositivo fotografico: Luce e Ombra coesistono in un continuum spazio-temporale. Rigenerando l'archetipo delle loro funzioni; l’apparire di relazioni, spazi e tempi tramite ombre e luci. In una unica struttura funzionale questi due dispositivi si relazionano con lo spazio circostante e i viandanti che, anche per un solo momento, vi transitano. In Reattiva non vi è uno scopo preciso, se non quello di evocare la natura e l’efficacia dell’archetipo: la capacità di indicare dei passaggi, delle rivelazioni tramite la luce e l'ombra. Alla radice di questi dispositivi, architettonico e fotografico, il significante è la relazione tra un fuori e un dentro e i riti collettivi ad essa collegati. La circolarità della luce investe a 360° 24 ore su 24, la struttura realizzata in legno e fogli di cartafoto. Entrambi registrano, con le reciproche attitudini, i movimenti della luce ed il suo depositarsi, elargendo indicazioni e informazioni del moto del cosmo in forma di disattese aspettative. Il tempo, qui, non è il parziale del Kronos, che razionalizza e stabilizza le attività, ma è il continuum dell'Aion; forza vitale di relazioni in movimento. L'esperienza edificata tra architettura e dipositivo fotografico si trasforma in un'isola mobile di possibilità.

Delia Simonetti, Gaia Ginevra Giorgi, Non così vicino

Il lavoro interroga la memoria come sostanza sempre modificabile, traducibile e tradibile. Il dispositivo drammaturgico utilizzato come espediente generativo è un archivio personale di home movies, girati negli anni ’90 dai padri delle due artiste, con l’intento di ribaltarne la regia.

L’idea è quella di negoziare con l’impossibilità dell’archivio (dispositivo spettrale per eccellenza), e inaugurare così un pensiero su un’archeologia fantastica, ricombinatoria, mostruosa, frammentaria, incompleta, attivando pratiche di riscrittura e risignificazione dello spazio e del tempo.

Bestie e io, scritti di Dolores Prato a cura di Elena Frontaloni

Nei suoi testi, a più riprese l’autrice ha affrontato il tema delle piccole bestie (formiche, coccinelle, vermi, passeracci, lumache), generalmente non viste o non percepite dagli esseri umani e invece da osservare con attenzione, per dare almeno alla letteratura l’opportunità di contestare le strettoie miserevoli di ogni sapere rigidamente precostituito sull’esistente. In una sorta di gulliverizzazione sia della teodicea, sia delle regole fisiche del mondo, l’io che racconta gli incontri con questi animali è insieme terra che nutre e schiaccia, dio amministratore goffo del creato, essere che subisce e alle volte bestemmia e accusa le imperfezioni della natura insieme all’indifferenza della natura medesima, di dio, degli uomini. Il tema dell’invisibilità e del dolore degli animali diventa così, in Dolores Prato, un ragionamento sull’impotenza goffa, violenta e ottusa di ogni potere. La mostra Bestie e io poggia su queste due idee – la valorizzazione dei così detti “appunti”, delle prose letterarie e la centralità del tema delle piccole bestie – e sulla consapevolezza che la scrittura di Dolores Prato, sempre sghemba e acuminata, sempre vocata alla frantumazione e alla sconclusione, sia linfa vitale non solo per i lettori ma anche per artisti in corso. Presenta dunque, oltre alle scritture di Dolores Prato, le opere originali, create per l’occasione, di Nicoletta Calvagna (partiture visive), Francesca Rossi Brunori e Lucamatteo Rossi (opera audiovisiva).

Pietro D'Agostino, Cartafoto da viaggio - Laboratorio comunitario

In questa pratica, oltre al valore del risultato raggiunto, quale esso sia, è significativo il valore del gesto. Un gesto con il quale proiettarsi fuori da una dimensione usuale, quella della fotografia, pur utilizzando alcuni elementi ad essa riferibili. Così da cogliere apparizioni allo stato nascente: potremmo addirittura definirla una modalità per visualizzare l’invisibile. Con questa azione possiamo osservare come un gesto diverso genera e ambienta una diversa apparizione della materia nello spazio. Uno sguardo diversificato, un’esperienza per attivare un minimo spostamento del nostro punto di vista su quello che consideriamo il mondo. Il gesto di un corpo che riduce la distanza con ciò che lo circonda e che può far apparire, prima di costruire, spazi di relazione e di prossimità,