top of page
SFONDO 3.png

TEATRO

DESCANTAR - PRIMO MOVIMENTO: Tennisplast
(You Can Easily Return to the Past But No One Is There Anymore)

Sinossi

«E poi c’è il leviatano della nostra tristezza climatica...»

Clayton Page Aldern

Descantar è l’atto di spietrare un terreno: liberare un luogo dai sassi, dai frammenti di pietra — dai cantos — prima di lavorarlo, di costruirci sopra. Spietrare è una preparazione, un esercizio di sgombero che non coincide ancora con l'edificare: significa togliere dal campo ciò che vi è rimasto depositato, fare spazio a una possibilità.

In questo primo movimento di una saga familiare (la mia, la nostra di abitanti terrestri esiliati a Vallecascia), il campo da tennis diventa il luogo occupato in cui i fantasmi si trattengono per essere dileguati. Un piccolo teatro della memoria calpestabile, fatto di vernice tennisplast ed erba sintetica, in cui le linea da gioco che dovrebbero separare le cose le fanno invece continuamente ritornare. Sul campo si incontrano generazioni, resti, immagini, gesti ereditati: passato e futuro non si dispongono in successione, si contendono la stessa superficie nel momento di una perturbazione. È come se un improvviso sconvolgimento climatico, una tempesta (una bufera del progresso), interrompesse il corso delle cose e costringesse il campo a sversarsi in un'altra dimensione temporale, radicalmente meticcia. Non si tratta soltanto di un evento meteorologico, ma di una modificazione violenta delle aspettative. Perché il clima, prima ancora di essere ciò che accade, è ciò che ci aspettiamo accada; è la trama invisibile che ci permette di riconoscere l'inverno quando arriva, di sapere che una stagione ritornerà, di accordare il nostro corpo a una certa continuità del mondo. Quando questa trama si frantuma, muta il modo stesso in cui ricordiamo.

Dovere d'oblio. Che cosa significa imparare a dimenticare il passato nel momento storico in cui il cambiamento climatico causa amnesia? Dimenticare le stagioni, dimenticare le forme attraverso cui il mondo si lasciava prevedere. Doloroso -impossibile?- congedo: You Can Easily Return to the Past But No One Is There Anymore. O anche, con Marc Augé: «occorre dimenticare per rimanere presenti, dimenticare per non morire, dimenticare per restare fedeli».

L'epica di Descantar somiglia così a uno sfasamento: una variazione del clima, un movimento delle cose, una perturbazione della memoria. Il mondo non conferma più ciò che sappiamo di lui e ci costringe a disimpararlo. L'oblio diventa una forma di adattamento, una neuroplasticità terrestre: lasciare cadere alcune immagini affinché l'attorno possa tornare a essere percepito.

Nel doppio spazio occupato del campo da tennis si muovono passato e futuro, fantasmi e memetica, eredità e mutazione, antenati e successori: «qualcosa di più simile a un’atmosfera, diffusa e illimitata, respirata da coloro che ci si trovano nel mezzo» (Tim Ingold). La memoria non è più una pila di strati sovrapposti, dove ogni generazione si deposita sulla precedente: gli strati si mescolano, vengono smossi, riaffiorano. Descantar reclama qui una torsione del suo etimo: spietrare è anche scompigliare il terriccio del ricordo, rimuovere ciò che impedisce di vedere i tracciati più antichi.

Che cosa deve essere dimenticato perché qualcosa possa essere ricordato diversamente?

In questo primo movimento teatrale, non si è trattato per noi di cancellare ciò che ci precede. Volevamo piuttosto tentare di sottrarre il passato alla sua forma più prossima, a quella memoria che pretende di spiegare il presente perché gli è immediatamente precedente. Dimenticare il passato recente per recuperare un passato più remoto: far saltare la continuità apparente, interrompere l'univocità della genealogia, lasciare che ciò che sembrava sepolto torni a respirare, producendo nuovi paesaggi adattativi.

Descantar: rito collettivo come ars oblivionis, luogo in cui ricordare e dimenticare non sono più operazioni opposte, ma movimenti dello stesso -doloroso, gioioso- trasloco. Verso dove?

Giorgiomaria Cornelio

20-21-22-23/08/2026, alle 21
CAMPO DA TENNIS

bottom of page